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    March 14

    Into The Wild

     

    Lunedì sera altri due episodi di Lost. Sono arrivato alla terza stagione che purtroppo avevo in parte seguito in tv, e così me la sono un po’ rovinata. Il secondo episodio (il quarto della terza stagione) si intitolava “Ognuno pensi per sé” ed aveva come personaggio principale Sawyer. Verso la fine viene citato un libro, “Uomini e topi”, e di quel libro una frase, “... Un uomo che soffre troppo la solitudine si ammala...” Può essere che questa sia una delle mie letture future... L’argomento mi stuzzica, ma nell’immediato mi ha fatto soprattutto tornare alla mente la frase di un film che ho visto al cinema due domeniche fa. Si tratta di “Into the wild”. Un mio amico me ne aveva parlato maluccio; secondo lui era troppo lungo e quindi un po’ noioso, ma io ero così curioso che sono andato a vederlo lo stesso... e l’ho trovato bellissimo! Ad attirarmi era soprattutto il fatto che la colonna sonora è stata realizzata da Eddie Vedder, il cantante dei Pearl Jam. Il film, tratto da una storia vera, parla di un ragazzo che, dopo aver rinunciato a tutti i suoi averi, parte in viaggio per l’America con destinazione l’Alaska. La storia comincia che lui è già in Alaska, e tutto il viaggio viene raccontato tramite flashback. Ciò che lo spinge ad intraprendere questo viaggio è il suo assoluto rifiuto della società umana, che ritiene falsa e corrotta. Nel suo cammino incontra alcune persone che gli chiedono cosa farà da grande, e lui risponde che il lavoro, i soldi, sono un’invenzione umana e quindi inutili, ed è per questo che vuole andare a vivere in Alaska, per stare a stretto contatto con la natura, per conoscere la vera creazione di Dio, esperienza che, secondo lui, deve essere fatta in solitudine. Il film mi dava delle belle emozioni, ma non condividevo questa esaltazione della solitudine.  Poi, quando il ragazzo è in Alaska, legge un libro (se non sbaglio di Tolstoj) dove il protagonista dice cos’è secondo lui la felicità: ad esempio l’importanza di essere utili agli altri, di donare un po’ di serenità a chi pensa di non poterla avere, e, soprattutto, di poter vivere accanto alla persona che ami. È allora che il ragazzo capisce che è arrivato il momento di tornare indietro, purtroppo, però, proprio quando decide di farlo, scopre di essere intrappolato in quella stessa natura che tanto desiderava, e pian piano finisce col temere la solitudine. La frase citata in “Lost”, “… un uomo che soffre troppo la solitudine si ammala…”, sarebbe stata benissimo anche in “Into the wild”, perché alla fine l’esperienza del viaggio porta il protagonista a ricredersi, a rinnegare le proprie convinzioni, tanto da arrivare a scrivere, sulla stessa pagina in cui Tolstoj parla della felicità, che “la felicità è reale solo se condivisa”.

    Mi sento di dire che questo è stato il film più bello che ho visto in questa stagione cinematografica, una visione, però, alla quale ci si deve “abbandonare” completamente per apprezzarla a pieno, per comprendere che il viaggio “fisico” del protagonista non è altro che la metafora di un “viaggio” molto più lungo e difficile, quello interiore, dove la vera destinazione non è l’Alaska, ma la parte più profonda di se stesso. Poi, sapere che si tratta di una persona realmente esistita, che ha davvero fatto una scelta e un percorso così drastico, ti lascia un’emozione in più. Infine la bellezza dei luoghi, la vastità dei paesaggi americani, le sconfinate pianure dove orizzonti lontani danno l’illusione che cielo e terra possano toccarsi, la maestosità dei canyon, tutto questo trasmette uno straordinario senso di pace... E, una volta fuori dalla sala, sentì forte il desiderio di poter visitare anche tu un giorno quei posti fantastici dove la felicità sembra davvero a portata di mano.

      

     
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    Society


    Titolo: Society
    Artista: Eddie Vedder

    Per me è un mistero
    abbiamo un'avidità con la quale
    abbiamo accettato di convivere

    pensi di dover volere
    più di quello di cui hai bisogno
    finchè non hai tutto non sarai libero

    società, sei una razza folle
    spero che tu non sia sola senza di me

    quando vuoi più di quello che hai,
    pensi di averne bisogno
    quando pensi più di quello che vuoi,
    i tuoi pensieri cominciano a sanguinare

    penso di dover trovare un posto più grande
    perchè quando hai più di quello che pensi,
    hai bisogno di più spazio

    società, sei una razza folle
    spero che tu non sia sola, senza di me
    società, pazza e profonda
    spero che tu non sia sola, senza di me

    ci sono quelli che pensano,
    più o meno, ma il meno è di più
    ma se il meno è di più,
    come fai a mantenere il punteggio?
    significa che per ogni punto che fai scendi di livello
    è un pò come cominciare dalla cima
    non puoi farlo...

    società, sei una razza folle
    spero che tu non sia sola, senza di me
    società, pazza e profonda
    spero che tu non sia sola, senza di me

    società, abbi pietà di me
    spero che tu non ti arrabbierai
    se non sono d'accordo
    società, pazza e profonda
    spero che tu non sia sola, senza di me

     
    March 06

    Orgogliosamente Romanista

     

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    Magica Madrid: la Roma espugna per la seconda volta nella sua storia il Santiago Bernabeu – Unica squadra italiana ad esserci riuscita - con un 1-2 meritatissimo e accede così ai quarti di finale della Champions League. Partita decisamente deludente delle merengues che, sotto in virtù del 2-1 ottenuto dalla Roma all’andata, non hanno mai spinto il piede sull’acceleratore; merito anche dei giallorossi, a volte leziosi ma sempre molto lucidi e determinati. Per scardinare però la retroguardia blanca c’è voluto un grande Vucinic, entrato al posto di Mancini e decisamente il migliore in campo: suo l’1-2 finale, dopo i gol di Taddei e Raul

     

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    ORGOGLIOSAMENTE ROMANISTA!

     

    February 27

    X-Files 2

     
    x-files
     

    Fantastico! Stamani, con la mia amica del servizio civile, ho guardato un’altra puntata di X-Files, e dopo, poiché durante la visione avevo fatto degli apprezzamenti sull’attrice che interpreta Dana Scully, siamo andati su internet per sapere quanti anni ha (40... neanche tanti, pensavo fosse più vecchia), e ho trovato la notizia che non mi sarei mai aspettato. A luglio 2008 uscirà nei cinema X-Files 2, il nuovo film della famosa serie televisiva. Ancora non riesco a crederci! Lo so, sono sempre il solito esagerato, ma fremo dalla voglia di rivedere all’opera il mitico Fox Mulder, in assoluto il mio personaggio di fantasia preferito.

     

    Qui di seguito un po’ di notizie sul film prese su internet e l’anteprima del trailer. Per vederlo (e soprattutto apprezzarlo) dovete stoppare la musica del blog.

     

    042407xfilesAntartide, cani da slitta, Scully, un corpo senza vita che riemerge dai ghiacci, Mulder. A dieci anni dalla serie sugli enigmi inspiegabili, gli X-Files vengono riaperti. In X-Files 2, che sarà al cinema a luglio 2008 e di cui è stato mostrato il primo trailer, tornano gli agenti Gillian Anderson e David Duchovny  diretti da Chris Carter e il loro rapporto, tra una caso e l'altro, prende direzioni inaspettate. 

    Sei anni dopo il primo film e dieci dopo la serie tv, l'agente Fox Mulder (Duchovny) è tornato a Vancouver, dove è stata girata la pellicola, per scervellarsi nella ricerca della verità sugli X-Files, mentre l'intelligente dottoressa Dana Scully (Anderson) è rimasta inestricabilmente preda del suo fascino.

    "Il tempo è però passato per i nostri personaggi - ha spiegato Duchovny durante un incontro coi giornalisti al WonderCon di San Francisco - e ho voluto onorare i cambiamenti che sono loro capitati, così come quello che in loro è rimasto uguale a prima".

    Il nuovo film sarà del tutto indipendente dalla serie tv, come ha precisato il regista Carter. "All'epoca del primo X-Files, c'era in onda una serie tv e asiamo stati costretti ad essere coerenti con quella. Il film è stata una sorta di versione da grande schermo delle puntate della serie. In questo caso non abbiamo avuto lo stesso problema...".

    Anticipando un po' la trama della pellicola, il regista ha anche detto che "nessuno è mai veramente morto negli X-Files" e che il rapporto tra Mulder e Scully si spingerà "parecchio avanti". Vale a dire che si innamoreranno finalmente' Guardare per credere...

     

      

     

    February 24

    The Wall

     

    pinkwall

     

    Questa settimana credo di aver visto il film più strano e forse più allucinato della storia del cinema... e il bello è che mi è pure piaciuto! Un mesetto fa mi hanno regalato il DVD di “The Wall”, trasposizione cinematografica dell’omonimo album dei Pink Floyd, solo che non avevo ancora trovato il momento giusto per guardarlo. Finalmente, insieme ad un mio amico, mercoledì ci sono riuscito, e la visione del film ha lasciato entrambi entusiasti. Ma il nostro è un giudizio fortemente condizionato dal fatto che adoriamo la musica dei Pink Floyd.

    Non si tratta di un vero e proprio musical (sarebbe riduttivo definirlo così), ma per cercare di descriverlo direi che ricorda un po’ quel genere. La storia infatti non viene raccontata per mezzo dei dialoghi (che peraltro sono quasi assenti, e quei pochi sono in inglese perché il film non è stato ne doppiato, ne sottotitolato), ma solo tramite le immagini associate alle canzoni dei Pink Floyd. Per comprendere meglio la trama bisogna sapere di cosa parla l’album “The Wall”, pubblicato nel lontano 1979, altrimenti l’omonimo film potrebbe risultare davvero troppo complicato, con l’inevitabile rischio di non apprezzarlo a pieno. Figurarsi che io ho sempre pensato che l’album fosse dedicato al muro di Berlino, e invece, cercando su internet, ho scoperto che parla di tutt’altro.

    Intanto cominciamo col dire che l’idea di base dell'album e la maggior parte delle canzoni sono di Roger Waters, anima del gruppo inglese fino al 1983, anno della sua fuoriuscita dai Pink Floyd. Nell'album è raccontata la vita di un anti-eroe chiamato Pink (Floyd) che è martellato e maltrattato dalla società fin dai primissimi giorni della sua vita: avendo perso il padre (ucciso ad Anzio durante la Seconda Guerra Mondiale, proprio come il padre di Roger Waters), viene soffocato da una madre iperprotettiva e oppresso a scuola da insegnanti dispotici che cercano di plasmare lui e gli altri allievi in modo da renderli "adatti" e "utili" alla società. Così Pink si rifugia in un mondo di fantasia, costruendo un muro immaginario per isolarsi dalla realtà. Ogni esperienza tragica della sua vita è un nuovo mattone in quel muro. Pink diventa una rock star e si sposa, ma a causa della sua freddezza, la moglie lo tradisce. Infine arriva al punto di non poter più scappare dal muro che ha costruito, impazzisce al suo interno e tenta il suicidio. Chiama aiuto, ma capisce che è troppo tardi. Tutto questo accade in un’anonima stanza d’albergo dove viene portato un dottore per dargli delle droghe che gli permettano di affrontare il prossimo concerto. In preda alle allucinazioni, Pink crede di essere diventato un dittatore nazifascista, finché non riesce a ribellarsi, a riacquistare la sua coscienza e a far "processare" sé stesso dal suo giudice interiore, che gli ordina di abbattere il muro e di aprirsi al mondo esterno.

    Il film, realizzato nel 1982 e interpretato (nella parte di Pink) dall'allora semisconosciuto Bob Geldof, si è semplicemente limitato a rappresentare con la forza delle immagini ciò che racconta l’album. Molto particolare è il modo in cui è stata realizzata visivamente la storia, mescolando passato e presente, scena reali a parti realizzate in forma di cartone animato, momenti in cui il protagonista vede se stesso da piccolo e viceversa, come se entrambi esistessero l’uno indipendentemente dall’altro, insomma con tutte le stranezze tipiche dei sogni che conferiscono al film un’atmosfera visionaria.

    Sono tutte queste cose ad avermi colpito, oltre, naturalmente, la splendida ed intramontabile musica dei Pink Floyd, ma a lasciarmi il segno è stata l’idea del muro interiore eretto per difendersi dal mondo esterno, e che invece finisce col diventare una trappola che condiziona il tuo modo di interpretare la realtà. Un film può essere bello a prescindere da quanto ci sentiamo coinvolti dalla storia, ma quando il tema trattato è vicino alle nostre esperienze, è inevitabile che ti lasci qualcosa di più profondo. È forse “The Wall” mi è piaciuto tanto proprio per questo motivo... ma credo sia meglio sorvolare...

    Appositamente per il film fu scritta anche una nuova canzone, “When The Tigers Broke Free” (che ovviamente non è contenuta nell’album “The Wall”), nella quale Roger Waters parla esplicitamente della battaglia di Anzio in cui il padre trovò la morte.

     

    pink

     

    Nei giorni successivi a questa visione mi sono messo alla ricerca di notizie e curiosità sui Pink Floyd, e gironzolando su internet ho scoperto che nel 2007 ricorreva il quarantennale dalla loro prima pubblicazione. Per l’occasione è stato realizzato un cofanetto che raccoglie tutti i 14 album dei Pink Floyd (escluse le raccolte). Di loro avevo solo l’ultima raccolta intitolata “Echoes”, perciò quando ho visto quel cofanetto non ho potuto resistere. Mi sono detto ‘crepi l’avarizia’, e, anche se costava una sassata, l’ho subito comprato. Adesso me lo guardo e me lo riguardo tutto soddisfatto!!! Sorriso

     

     

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    February 11

    Il Cannocchiale D'Ambra

     

    Sabato la ricerca del Cannocchiale d’ambra è andata a buon fine; trovato e comprato! Così dieci minuti fa stavo leggendo il primo capitolo. Era preceduto dai riassunti dei primi due libri della saga. Il ricordo della Bussola d’oro e della Lama sottile e ancora fresco (quest’ultimo l’ho finito appena tre giorni fa), ma i riassunti mi hanno fatto comunque comodo per avere le idee più chiare. Sto’ diventando troppo smemorato, mentre leggo mi accorgo di non ricordare un sacco di dettagli; che sia colpa dall’età?

    Ad ogni modo la lettura è partita, l’avventura di un nuovo libro ha avuto inizio, e, ciò che più conta, speriamo che il viaggio sia fantastico...  Ma vista la fantasia "intelligente" di Pullman, non ho dubbi che sarà così.

     

    untitled

     

    February 09

    Lost

     

    LOST-telefilm-intestazione

     

    Ho finito la prima stagione! Giovedì sera ho visto le ultime 3 puntate, e così in un solo mese mi sono guardato tutti i 25 episodi della prima stagione di Lost. Mi viene una sola parola per commentare questa serie: fantastica! Grazie e-mule, senza di te mi sarei perso un vero spettacolo (ovviamente grazie anche a te, Ely). Non sto’ esagerando, e a chiunque abbia avuto dei dubbi su questo telefilm, io dico che farebbe bene a ricredersi. Anch’io mi ci sono avvicinato con un certo scetticismo. Ricordo che, qualche anno fa, quando in Tv facevano la pubblicità di lancio della serie, pensai si sarebbe trattato della storia un po’ banale di un gruppo di persone costrette a sopravvivere nella natura selvaggia di un’isola deserta a seguito di un disastro aereo. Adesso ho scoperto che Lost è molto più di questo... anzi, direi che è tutt’altro. Vi chiederete di cosa parla allora? Be’, direi che è quasi impossibile riassumere la storia. Ci sono talmente tanti intrecci, misteri e colpi di scena che non saprei proprio da dove iniziare. Ma una cosa si può dire: l’isola non è semplicemente un’isola... e non aggiungo altro perché per capire bisogna gustarsi la serie puntata per puntata. Forse la forza di Lost sta nel fatto che racchiude in se tanti generi, tipo l’avventura, il fantasy, la fantascienza... E pian piano, andando avanti con la visione, sembra quasi che l’isola sia una sorta di esperienza mistica che i vari personaggi devono fare per riuscire a ritrovare se stessi. Così succede che ogni episodio prenda come riferimento solo uno dei molti protagonisti, intervallando ciò che succede sull’isola con dei flashback sul passato di quel personaggio. È questo l’aspetto che più mi piace di Lost, il fatto che sappia unire la suspense a momenti più introspettivi; perché alla fine, proprio come nella vita reale, ogni personaggio ha i suoi “fantasmi” fatti di rimorsi e rimpianti che possono essere superati solo affrontando e rileggendo i momenti critici del passato.

    Ok, penso si sarà capito che sono già pronto per la seconda stagione... Non posso resistere, devo iniziare subito!

     

    lost-third-season

     

     

     

    A proposito di conclusioni, proprio ieri mattina ho finito di leggere “La lama sottile”, il secondo libro della saga fantasy “Queste oscure materie”. Bellissimo libro, secondo me anche meglio del primo, “La bussola d’oro”, e visto che la storia si interrompe in tronco, credo che oggi pomeriggio andrò in libreria per comprare il terzo... Speriamo di trovarlo.

     

    January 28

    Io Sono Leggenda

     

    Ieri sera sono andato al cinema con gli amici. Eravamo addirittura in nove, e siccome le donne non volevano vedere film di fantascienza, ci siamo divisi in due gruppi. Loro sono andate a vedere “Bianco e nero” (che io avevo già visto), e noi uomini siamo andati a vedere “Io sono leggenda”.

     

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    Sono andato un po’ prevenuto perché pensavo fosse il classico film sugli zombie (che a me non piacciono), e invece mi sono dovuto ricredere. Non mi dilungherò sulla trama, basta dire che il film si apre con un servizio giornalistico in cui viene annunciata la cura che debellerà il cancro, considerata la più grande scoperta scientifica di tutti i tempi. Peccato che nella scena successiva, dopo un salto temporale di tre anni, ci ritroviamo in un mondo in cui la razza umana è quasi totalmente estinta proprio a causa di questa cura. L’unico sopravvissuto di New York è il protagonista, interpretato da Will Smith, il quale cerca di trovare un antidoto per eliminare il virus che ha trasformato una parte dei pochi sopravvissuti in creature simili a zombie, i quali, poiché non possono vivere alla luce del sole, tutte le notti escono in cerca di carne umana per cibarsi.

    Ciò che mi ha colpito è stata la visione di una grande città completamente deserta, a suo modo affascinante perché in netto contrasto con la vita frenetica dei giorni nostri; un mondo, quello del film, in cui la natura e gli animali vanno riconquistando gli spazi occupati dall’uomo. Questo all’inizio della storia, poi, però, si comincia a percepire un’atmosfera di profonda desolazione, un mondo in realtà dominato dalla tristezza della solitudine che viene perfettamente trasmessa dal protagonista al pubblico in sala (almeno a me ha dato questa sensazione).

    Non rivelerò ovviamente il finale, che è tutto da scoprire, ma posso dire, senza rovinare la sorpresa, che è meno prevedibile di quanto ci si possa aspettare. Dei 5 (uomini) che eravamo a vedere il film, l’abbiamo apprezzato solo in 2, forse perché gli altri 3 avevano letto il libro da cui è tratto, e, come spesso capita, i libri sono sempre più belli. Certo che, da quello che mi hanno raccontato, chi ha scritto il film si è preso una bella libertà perché ha modificato completamente il finale.

    Usciti dalla sala, quando ci siamo ricongiunti, il gruppo femminile ha manifestato una forte delusione per il loro film, soprattutto perché ruotava tutto intorno ad un tradimento che finisce col dividere 2 famiglie. Vabbè, come dice il detto latino, de gustibus non disputandum est... anche se a me “Bianco e nero” è piaciuto.

    Ultima piccola annotazione, più che altro un promemoria tutto per me... ma che ovviamente può leggere chiunque. Sempre ieri sera, uno dei 3 amici che ha letto il libro di “Io sono leggenda” ha insistito perché lo leggessi anch’io, ma non credo lo farò poiché ormai mi hanno raccontato quali sono le differenze col film, compreso il diverso finale (mannaggia a loro!). L’occasione, però, mi ha fatto tornare voglia di un buon libro di fantascienza, anche perché è da un po’ che non leggo niente di questo genere. E dire che da 4 anni sono abbonato ad una collana di fantascienza che si chiama “Urania Collezione”, di cui ricevo un libro al mese, e fino ad ora ho messo insieme una cinquantina di questi libri, avendone letti si e no una quindicina. E tutto per il brutto vizio che ho di continuare a comprare libri su libri. Il promemoria è questo: prima di comprare altro, pensa a ciò che hai accumulato in questi anni!!!

     

    January 26

    Filmato Divertente

     
    Qundo lunedì ho visto Fiorello imitare Carla Bruni avevo le lacrime agli occhi dal gran ridere! Appena ho trovato il filmato su YouTube, non ho potuto fare a meno di metterlo sul blog.
     
    Prima di cliccare sul filmato per dargli il via, va stoppata la canzone del lettore musicale che si trova sul lato sinistro del blog.
     
     
    SorrisoBuon divertimento! ! ! Sorriso
     
     

     

     

    January 25

    Ispirazione

     

    – Sei nato senza ali e vivi lassù?

    – Si, certo.

    – E sopra c’è il cielo aperto?

    – Il cielo blu.

    – Il cielo blu – gli fece eco lei con meraviglia. – E puoi vedere il sole? Cioè, per davvero. Più di questo cerchio pallido? E anche la luna?

    – Anche le stelle.

     

    Questo dialogo è riportato sul retro di copertina del libro fantasy “La guerra degli alati – Spia nel mondo di sotto” che mi è stato regalato domenica in occasione del mio compleanno. A farmelo è stato il sempre presente amico Bombe. Sono rimasto particolarmente colpito dal suo gesto, non per il regalo in se, e nemmeno per il pensiero (che alla fine un po’ te lo aspetti da un amico), ma per l’idea, chiamiamola ispirazione, che ha avuto nel farlo. Mi ha spiegato che in realtà era partito con l’intenzione di regalarmi Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, un libro che lui ha letto e di cui mi ha parlato molto bene, tanto da volere che lo leggessi anch’io. Purtroppo non è riuscito a trovarlo, così ha deciso di lasciarsi guidare dalla casualità, e girando un po’ tra i libri si è imbattuto in questo, “La guerra degli alati”. Gli è bastato leggere il retro di copertina per sentirsi ispirato, poi ha letto questo sul risvolto, “Az de Gabriel è nato così. Senza ali. In un mondo dove tutti si spostano volando sopra le nuvole sembra destinato a essere un diverso...”, e subito ha pensato che fosse il regalo giusto per me. Va detto che il Bombe è l’amico con cui mi confido di più, forse quello che mi conosce meglio, perciò sono certo che questa scelta sia stata motivata dalla volontà di dirmi qualcosa di importante; e infatti il bigliettino che accompagnava il regalo parlava della capacità di volare ovunque... oltre tutto... e alla fine mi augurava un buon volo. Di persona non credo di essere riuscito a dimostrare quanto ho apprezzato il suo gesto, purtroppo l’imbarazzo ha sempre la meglio, ed è un peccato, perché sarebbe bello riuscire ad esprimere apertamente le emozioni, senza doversi mai vergognare delle proprie fragilità; ci aiuterebbe ad essere più veri. Ma qui è tutto più facile, forse perché si riescono a dire molte più cose scrivendo che non parlando.

    Pensando al volo mi è venuto in mente il verso di una canzone di Jovanotti, “Mi fido di te”, in cui dice  “... La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare...”. Se non sbaglio (ma sono quasi certo di no), riferito proprio a questa canzone, ho sentito dire che da un punto di vista psicologico certe paure nascono per mettere in evidenza un desiderio inconscio che temiamo. Certo che la mente umana è tutt’altro che banale; sa intraprendere percorsi davvero bizzarri. Così ho anche pensato a quel che ho scritto nell’ultimo post, al fatto che non credo nelle mie capacità di scrivere un racconto, ai molti tentativi falliti, e sono arrivato alla conclusione che forse quei fallimenti non sono un male, che (lo so, è psicologia spicciola, ma fa proprio al caso mio) in un certo senso si deve cadere per imparare a volare. Magari la mia mente mi ha fatto sbattere ripetutamente contro dei muri, degli insuccessi, fino a quando non ha ritenuto che fosse arrivata l’idea giusta, quella per cui vale la pena sudarci sopra. Adesso sono quasi sicuro che l’idea avuta l’estate passata sia quella buona, perché la testa torna e ritorna sempre lì, e più ci penso, più mi piace, solo che a furia di sbattere contro i muri, di cadere e farsi male, si finisce col dubitare fortemente di essere in grado di volare.

    Eppure questa settimana ho ripreso in mano il lavoro lasciato incompleto, un po’ per merito del Bombe e del suo regalo, un po’ grazie alle belle parole che mi ha scritto l’Eli (una vera iniezione di fiducia), e, anche se poco, sono riuscito a buttare giù qualcosa di valido. E quel poco mi ha dato una grande soddisfazione, una sensazione come di leggerezza... si, di leggerezza dello spirito, questa è la definizione giusta, perché finalmente mi sono sentito libero dal peso interiore che ultimamente mi sembrava insopportabile. Improvvisamente tutto il resto non aveva più importanza; la malinconia, l’insoddisfazione, mi sono sembrate cose sciocche, di uno che si piange facilmente addosso, proprio quello che ho sempre evitato di essere (e che odio negli altri). E tutto per aver scritto solo poche righe; non riesco nemmeno ad immaginare cosa proverei se riuscissi a scrivere un intero capitolo... per non parlare di un intero libro! So bene che non viviamo in una storia di fantasia, che certe cose non cambiano così, per magia, dall’oggi al domani, e che nella realtà tutto costa un po’ di più, ma almeno ho scoperto che anche solo provarci mi fa un gran bene.

    Penso che questo dipenda soprattutto da una cosa. La scrittura può essere un’ottima compagnia, in essa possiamo trovare grande conforto. Certo non si può paragonare ai rapporti umani, alla famiglia, alle amicizie, ma a volte scrivere può essere un viaggio incredibile, in cui alla fine, quando rileggi ciò che hai scritto, scoprì una parte di te che nemmeno immaginavi. A me è successo scrivendo qui sul blog, e questo è qualcosa che nessuno potrà mai darti, eccetto forse la persona che ami.

    Shakespeare diceva (non ricordo le parole esatte, ma il senso era questo) che l’amore è quella medicina in grado di guarire tutti i mali. La trovo un’idea bellissima, semplicemente vera, alla quale non si può aggiungere altro, perciò non mi permetto di paragonare l’amore alla scrittura. Ci sono cose che non si possono sostituire con altre, ma se scrivere non può guarire tutti i mali, mi piace pensare che almeno possa curare e rendere sopportabili le ferite dell’anima.

     

    January 17

    Il Compleanno di Big Al

     

    32... Non so, ma mi piace poco questa cifra, preferivo quando il numero che sta davanti era un 2. Poi penso che arriverà il momento in cui il 3 verrà sostituito dal 4, e allora mi dico che 32 va più che bene. Tutto questo giro di parole per dire semplicemente che sono arrivato al 32° compleanno. Non per essere auto celebrativo, ma nel giorno in cui il Big Al dava il suo primo saluto al mondo, mi sembra giusto dedicare qualche parola all’evento. Evento non è la parola giusta? Be’, dipende dai punti di vista, per la mia famiglia lo sarà stato di sicuro... almeno spero. Di certo sarò riuscito a scombussolare la vita di qualcuno, ad esempio quella di mia sorella. Mi è venuta in mente questa cosa perché in occasione del mio compleanno volevo mettere sul blog qualche foto di me da piccolo, così, quando sono andato a riguardarmele per sceglierne qualcuna, ho fatto caso che spesso mi ritraggono insieme a mia sorella. Lei c’era già prima di me, non che abbia avuto il tempo di affezionarsi troppo all’idea di essere la figlia unica, è appena di un anno e tre mesi più grande, ma a quanto pare, dopo l’arrivo del secondo figlio, i genitori devono trovare particolarmente bello fotografare i propri figli insieme. Perlomeno, per i nostri è stato così.

    Le foto rievocano sempre dei ricordi, e più quei momenti sono lontani e sbiaditi, più ti accorgi di quanto tempo è passato. In alcune foto sei addirittura troppo piccolo per poter ricordare, e hai come la sensazione che non ti appartengano, come se raccontassero la vita di qualcun altro, ma sono proprio quelle le immagini su cui è più bello soffermarsi, perché racchiudono in se istanti che altrimenti sarebbero andati persi. Sono questi i veri viaggi nel tempo, non quelli immaginati nei libri e nei film, e la mente è l’unica macchina che ci permette di realizzarli col minimo sforzo, magari ricevendo un aiutino dalle immagini fermate in una foto.

    I ricordi più vividi che ho sono proprio legati a mia sorella. Quando eravamo bambini, I nostri genitori la raccomandavano spesso di non lasciarmi solo e di farmi compagnia. Chissà quante volte la mia cara sorellina avrà pensato “che palle sto’ fratello!”, ed per questo che credo di avergli “scombussolato” un po’ la vita. Ma, d’altra parte, è nella natura delle cose il fatto che i fratelli minori debbano condizionare la vita di quelli maggiori. Non è così che va nella maggior parte dei casi? Forse si, forse no, a me poco importa. Quel che conta è che è bello essere cresciuti insieme condividendo sia i momenti belli che quelli brutti. E così, a distanza di qualche anno, ricordo sempre volentieri gli interi pomeriggi passati insieme a guardare i cartoni in tv, magari litigando perché lei voleva vedere una cosa e io un’altra, uniti però dalla stessa poca voglia che avevamo di studiare. Poi c’erano le giornate passate a giocare, a volte insieme ad altri bambini, a volte da soli, un po’ contendendoci i giocattoli, e un po’ condividendoli, ma sempre pronti ad inventarci qualcosa di nuovo per allontanare la noia. E nonostante fossi un maschietto (o forse proprio per questo), finivo col trovare interessanti i giochi con le sue Barbie, soprattutto perché mi divertivo a spogliarle... Bèh si, ecco... diciamo che ovviamente si trattava di giochi innocenti, nei quali, semmai, il Big Al dimostrava di essere un bambino sveglio, peraltro anche furbo perché dava prova di aver già capito quale fosse la “sponda” giusta verso cui indirizzare la sua curiosità.

    Adesso si può proprio dire che tutto questo appartiene al passato, non tanto perché oggi compio ben 32 anni, quanto per il fatto che la scorsa estate, quella che ormai è diventata la mia “sorellona” ci ha dato la splendida notizia di aspettare un bambino. A distanza di 7 mesi sappiamo che in realtà si tratta di una femminuccia e che si chiamerà Chiara. Eventi che creano una linea di demarcazione tra il prima e il dopo; il segno indelebile del cambiamento che mette in risalto lo scorrere del tempo. Tutti i miei amici non fanno altro che ricordarmi che sto’ per diventare zio, e soprattutto che devo abituarmi ad aprire di più il portafoglio perché il compito principale degli zii è quello di viziare i nipoti (che bella prospettiva...). Vorrei (dovrei!) essere contento di tutti questi cambiamenti, della futura nipotina ormai lì lì per arrivare, e in parte lo sono, dico davvero!, ma per quanto mi sforzi, proprio non riesco a scrollarmi di dosso una strana malinconia che negli ultimi tempi mi è fedelmente accanto.

    In certi momenti mi viene di pensare alla vita degli altri come ad un fiume, e non importa se il suo scorrere è tumultuoso o placido, ciò che conta è che è in costante movimento. La mia vita invece mi sembra tanto un lago, anzi, un laghetto, di quelli artificiali, con margini precisi e forma regolare, e anche se il suo specchio d’acqua viene smosso occasionalmente dal vento o da qualche goccia di pioggia, questi eventi si limitano a ad increspare solo la superficie, mentre sul fondo tutto è immutabile. Vorrei che quel laghetto straripasse, anche solo una volta, giusto per sentire che sapore ha il cambiamento.

    Il mio sogno da bambino era quello di scrivere libri. Se mi veniva chiesto “cosa vuoi fare da grande?”, io rispondevo tutto convinto “lo scrittore!”. Era una convinzione nata da un momento speciale che ho vissuto in una strana circostanza. Da piccolo soffrivo spesso di bronchite, così mi capitava altrettanto spesso di essere ricoverato al Meyer, l’ospedale pediatrico di Firenze. All’epoca, più o meno a metà degli anni ’80, non era ancora esploso il fenomeno “Patch Adams”, la cosiddetta “terapia del sorriso”, fatto sta che al Meyer già allora, nelle ore pomeridiane, venivano dei volontari per intrattenere i bambini con i giochi che l’ospedale metteva a disposizione. Una volta ricordo che una di queste ragazze mi chiese a cosa volessi giocare, ma io non avevo alcuna idea, forse perché non ne avevo voglia, così lei mi propose di metterci a scrivere una favola. Non so perché, ma l’idea mi piacque, e così finimmo col divertirci scrivendo. Ovviamente venne fuori una storiellina semplice, in cui mi sembra di ricordare che mescolammo gli elementi classici delle favole, come il rospo che si trasforma in principe, solo che noi, per ridere un po’, facevamo tutto al contrario, di conseguenza era il principe che si trasformava in rospo. La cosa bella di questo ricordo è che, non so come, la notizia della nostra favola si diffuse nella nostra stanza e in quella accanto, e tutti volevano che la leggessimo in pubblico. In ogni stanza c’erano dai sei ai sette posti letto, così ad ascoltare la nostra storia si radunò una piccola folla di una dozzina di bambini con i loro genitori. Tutto si concluse con un applauso e un sacco di complimenti, e non esagero se dico che quello è uno dei momenti della mia infanzia che rivivo più volentieri, perché è pieno di un emozione che non mi è più capitato di vivere. È buffo, e anche un po’ strano, ricordare con piacere una giornata passata in ospedale, ma questo dimostra che a contare non è tanto il contorno, quanto il contenuto.

    Il sogno di diventare uno scrittore è nato quel giorno, insieme all’inevitabile passione per i libri. A volte penso che gli scrittori siano degli Dei, capaci di generare mondi che prendono vita dalla loro mente. In un libro della saga fantasy di Stephen King, “La Torre Nera”, uno dei protagonisti ha la sensazione di vedere la sua vita come parole scritte sulle pagine di un libro, e pensa che forse Dio è uno scrittore che si diverte con le loro vite. Io non so se mi divertirò mai con le vite di personaggi creati da me, non credo di esserne capace, ma ogni tanto ci provo. L’ultima volta è stata proprio l’estate scorsa, poco prima che mia sorella ci desse la lieta notizia. Sono arrivato a una decina di pagine e poi, come sempre, mi sono bloccato e non mi è più riuscito di andare avanti. Peccato perché stavolta l’idea mi sembra davvero buona. Riuscirò mai a realizzare il mio sogno? Chissà, di tempo ne ho ancora a sufficienza. In fondo ho solo 32 anni.

     

    January 11

    Proseguendo Il Cammino

     

    Come si dice? Anno nuovo, vita nuova? Mah, a me non sembra che le cose vadano proprio in questo modo. I detti popolari sono un po’ come gli oroscopi, non ci azzeccano quasi mai, e quando capita, è una pura coincidenza. Ma infondo è meglio così, se non altro, proseguendo il cammino come fosse una linea retta, abbiamo l’opportunità di portare a termine ciò che si è iniziato senza lasciare niente di incompiuto; non mi piace lasciare a mezzo le cose, forse perché quando è successo mi ha sempre lasciato una grande frustrazione. La continuità è la cosa migliore (ovviamente sempre nella speranza che il futuro ci riservi delle piacevoli sorprese).

    Per adesso l’unica cosa che ho portato a termine nell’anno nuovo è stato il libro “La bussola d’oro”. L’ho finito di leggere proprio nei primissimi giorni del 2008. Splendida lettura, un libro davvero molto bello, con una critica neanche tanto velata alla Chiesa che non ti aspetteresti in un fantasy, e che lo rende un romanzo capace di far pensare. Mi ha lasciato un po’ incerto solo il finale. Forse mi aspettavo una migliore spiegazione dei fatti, ma a sua discolpa c’è da dire che la storia non ha un vero finale poiché prosegue nel secondo libro “La lama sottile”. Il bello è che volevo continuare subito con la lettura, così mi sono messo a cercarlo per tutta Prato, ma sembra che questo libro sia andato a ruba. In tutte le librerie ho ricevuto sempre la stessa risposta: “l’abbiamo finito e non sappiamo quando rientrerà”. Bene! A questo punto mi sono detto che i vecchi metodi di ricerca sono obsoleti, meglio affidarsi alle nuove tecnologie, così ho deciso di ordinarlo su ibs.it. Tra l’altro con il settimo libro di Harry Potter offrivano la spedizione gratuita, e allora, vista la convenienza, li ho presi tutti e due. Peccato sia passata già una settimana da quando li ho ordinati e ancora non ho visto nulla. E dire che garantivano la spedizione in due, tra giorni al massimo: mi sa tanto che, in quanto ad efficienza, vecchio e nuovo si assomiglino parecchio.

    Tra le altre letture che mi sono riproposto per l’anno nuovo c’è sicuramente Peter Pan. Mi è presa una gran voglia di leggerlo perché l’altra settimana ho rivisto “Neverland – un sogno per la vita”. Un film di una tenerezza unica, che avevo già visto al cinema tre anni fa, e che (ahimè, lo ammetto) ha saputo strapparmi una lacrimuccia sia all’ora che adesso. Racconta, forse in modo un po’ romanzato, di come lo scrittore di Peter Pan trovò l’ispirazione per il libro. L’idea del film è che la fantasia può aiutare a superare anche le situazioni più difficili, messaggio di speranza a cui piace aggrapparmi. Non so, forse Peter Pan sarà un’altra cosa, ma a questo punto la curiosità è troppo grande.

    Pensando alla continuità, nel 2008 proseguirò l’esplorazione del mistero di Dio. No, calma! Non sono così spiritualista. Anzi, in quanto a fede, e soprattutto rispetto all’atteggiamento “inquisitorio” della Chiesa di oggi, ultimamente sono diventato piuttosto critico. Ma sono anche convinto che ogni tanto non faccia male porsi domande di una certa profondità, e mai avrei pensato che a darmene lo spunto sarebbe stato un telefilm di fantascienza. Si tratta di “Battlestar Galactica”. È dalla scorsa estate che lo sto guardando insieme ad un mio amico (anche lui patito del genere fantascientifico), e attualmente siamo arrivati a metà della terza stagione. In America sta per andare in onda la quarta, e purtroppo ultima stagione della serie. Quando ho iniziato a vederla non pensavo che potesse catturarmi così tanto. I personaggi sono fantastici e non puoi fare a meno di affezionarti, e ogni puntata sa stupirti per la bellezza della storia, storia che, gira che ti rigira, torna sempre sul tema di Dio e il senso della vita, senza però mai scadere nella banalità. E pensare che senza il buon vecchio e-mule non sarei mai riuscito a vedere “Battlestar Galactica”, perché in Italia è andato in onda solo su Sky. Con tutte le patacche che ci rifilano in tv, possibile che un’autentica “perla” di qualità venga ignorata? Roba da matti!

    Nell’anno nuovo ovviamente non potevo mancare di proseguire anche nella visione di “X-Files” (sono alla quarta di nove stagioni). Giusto lunedì e mercoledì ne ho viste altre due puntate, e anche di questo telefilm devo ringraziare e-mule perché ai tempi, quando andava in tv, non l’ho seguito. Ultimamente ho coinvolto in questa visione d’annata anche l’Alice, una ragazza del servizio civile con la quale è nato un bel rapporto d’amicizia, e che tra l’altro sta dimostrando di apprezzare parecchio “X-Files”. A guardarlo oggi si nota subito che è un telefilm di qualche anno fa, ma a me piace lo stesso, forse perché ammiro troppo il personaggio di Fox Mulder e la sua determinazione nel credere anche nell’impossibile.

    Infine ci sarà da tenere sotto controllo l’ormai preoccupante fenomeno contagioso chiamato “Ely”. Si, perché prima mi dice che sta leggendo “La bussola d’oro”, e subito mi lascio vincere dalla curiosità tanto che finisco col leggerlo anch’io, poi mi parla tutta entusiasta di “Lost”, dicendomi che mi basteranno poche puntate per esserne catturato, e io, puntuale, ci ricasco. Infatti questa settimana ho cominciato a vedere i primi episodi, e, mannaggia!, mi sono pure piaciuti... e adesso chi smette più!!! Ely, sei peggio dell’influenza! Ovviamente scherzo. Mi fa bene tenere la testa impegnata, e qualsiasi contributo in tal senso è sempre ben accetto. Anzi, sono contento di essermi avvicinato al mondo di messanger, fa sempre bene conoscere persone nuove. Anche questa cosa del blog (altro fenomeno di “contagio” da parte dell’Ely, ma a cui ha contribuito anche l’Alice) è proprio una bella esperienza... una di quelle cose da portare sicuramente avanti nel 2008.

    Bene, mi sembra di essermi dilungato abbastanza, ma è un bel po’ che non scrivevo qualcosa nel blog, quindi...

     

    P.S.  Dimenticavo, la canzone dei Negrita, “Ho imparato a sognare”, è un graditissimo contributo del mio caro amico Bombe.

     

    December 24

    Natale: Pensieri in Musica

     

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    Beautiful that way

    Musica di Nicola Piovani
    Testo di Noa & Gil Dor


    Sorridi, senza ragione
    Ama, come se fossi un bambino
    Sorridi, non importa quel che ti dicono
    Non ascoltare una sola parola
    perché la vita è bella così

    Lacrime, un'ondata di lacrime
    Luce, che lentamente si affievolisce
    Aspetta, prima di chiudere il sipario
    C'è ancora un altro gioco da giocare
    E la vita è bella così

    Qui, nei suoi occhi per sempre
    Sarò sempre vicino come ricordi

    Ora, che sei là fuori da solo
    Ricorda, quel che è vero e quel che sogniamo è solo amore.

    Tieni il sorriso nei tuoi occhi
    Presto, il premio che aspettavi da tempo
    Dimenticheremo il nostro dolore
    E penseremo ad un giorno migliore
    perché la vita è bella così

    Dimenticheremo il nostro dolore
    E penseremo ad un giorno migliore
    perché la vita è bella così

    C'è ancora un altro gioco da giocare
    E la vita è bella così

     

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    December 09

    Prima Settimana di Dicembre

     

    La prima settimana di dicembre se ne andata e il Natale è sempre più alle porte. A me il periodo natalizio mette sempre una certa malinconia, forse perché mi ricordo di quando ero bambino e di come questo periodo riuscisse ad avvolgere tutto in un alone magico. Magia che da grandi è un tantino più difficile da ricreare, o, perlomeno, abbiamo bisogno di continui stimoli per risvegliare quella fantasia che da piccoli sembra vivere di vita propria.

    Così sabato scorso (1° dicembre) me ne sono andato al centro commerciale e ho fatto qualche acquisto (niente regali di Natale, c’è ancora tempo per pensare agli altri, e poi ogni tanto è bello pensare solo a se stessi). Sono andato con la sola idea di comprare la versione live dell’ultima raccolta di Elisa, Soundtrack ’96-’06. Mentre giravo, però, mi è capitato di passare davanti allo scaffale dei libri, e subito ho preso a guardare e riguardare “La bussola d’oro”. Nonostante abbia la libreria piena di libri comprati e mai aperti (e dire che sono un accanito lettore), non ho potuto resistere alla tentazione di portarmi a casa quel libro; così, inaspettatamente, è andato a far compagnia al cd di Elisa. Cosa c’è di più stimolante per la fantasia di una bella storia da leggere? Forse solo un buon film, ma non ne sono sicuro. In realtà mi sono deciso a comprarlo in parte perché ultimamente me ne aveva parlato un’amica conosciuta tramite il suo blog (ciao Ely!), e in parte per questa cosa scritta nel risvolto di copertina: “E soprattutto ogni essere umano ha il suo daimon: un compagno, una parte di sé, di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno deve temere la solitudine.” Non so, è un’idea che mi ha particolarmente colpito, di conseguenza mi è venuta una gran voglia di leggerlo, ma non credo proprio che riuscirò a finirlo prima dell’uscita del film. Mi piaceva tanto l’attesa di un film fantasy da vedere proprio durante le feste di Natale. Vabbè, staremo a vedere... 

    Il lunedì successivo ho trovato (con piacere) il tempo di guardare il dvd di Elisa. Poiché si trattava di un live realizzato a seguito di un tour, il cofanetto comprato sabato, oltre al cd, conteneva anche il dvd di un concerto. Sarò esagerato, ma Elisa mi piace troppo, e vedere un suo concerto mi ha dato una bellissima emozione, forse anche perché ho riscoperto canzoni che nemmeno ricordavo. Certo non è stato come assistere ad un suo concerto dal vivo (cosa che tra l’altro mi sono ripromesso di non lasciarmi sfuggire in futuro), ma nei giorni a seguire ho continuato ad ascoltare il cd, riprovando ogni volta quella piacevole sensazione: magia della musica! Come potevo non mettere una canzone di Elisa nel mio blog? Tra l’altro e merito suo se un po’ di quella malinconia natalizia se ne andata.  

     

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    Titolo: Rock Your Soul

     

    Più penso meno capisco
    Quando riesco a camminare
    sono regina del mio mondo
    Lascio che piova sulla mia pelle
    Non mi lascio cadere
    Non mi lascio cadere
    Voglio solo essere una cosa sola con te
    Voglio essere una cosa sola con te

    Più penso meno faccio
    Quando riesco a parlare
    Sono regina del mio mondo
    Lascio che piova sulla mia pelle
    Non mi chiedo il perché
    Non mi chiedo il perché
    Voglio essere una cosa sola con te
    Voglio essere una cosa sola con te

    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima

    E tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima

    Mi sento più vicina alle nuvole
    Sto toccando tutte le foglie più alte
    Sulle cime degli alberi
    I miei desideri si realizzano
    Così lasciamo che piova…
    Sulla nostra pelle
    Stai tenendo la mia mano
    Sto tenendo la tua vita
    E mi sento come fossi una cosa sola con te
    Sono una cosa sola con te

    E tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima

    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima

    Penso di doverti dar qualcosa
    Più delle parole...
    E’ quel qualcosa...
    Così ti mostro i miei sogni
    Per far sì che diventino i nostri sogni
    Non sarai semplicemente?
    Io sono ciò che vedi

    E tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima

    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima
    Tutto ciò che voglio è cullare la tua anima

    Insieme al sole
    Brilliamo ovunque
    Insieme alla pioggia
    Cadiamo attraverso l'aria
    Insieme al sole
    Brilliamo ovunque
    Insieme alla pioggia, con il sole
    Con la pioggia, la pioggia e il sole
    Insieme alla pioggia e al sole
    Solo con la pioggia, con la pioggia e il sole
    Con il sole…

    November 29

    Aforisma

     
    "Sogna come se dovessi vivere per sempre... Vivi come se dovessi morire oggi." James Dean

    La Magia Di Un Concerto

     

    È praticamente inevitabile che il mio ultimo intervento del mese di novembre sia interamente dedicato alla musica. In realtà la musica ha finito col dominare questo primo mese di vita di un blog che, almeno nelle mie intenzioni, doveva parlare soprattutto di libri e film. Ma va bene così, infondo una “FANTASTICAmente” non può essere imbrigliata in schemi precisi, e, semmai, pretende di vagare libera per poi approdare dove meglio crede.

    E ad annunciare su quale “terra” approda questa volta il blog ci pensa la canzone dei Negramaro, “La Finestra”, che ho messo come nuovo sottofondo musicale. Questo brano dà il titolo al loro ultimo album, che a sua volta ha dato il titolo al tour invernale (preceduto da quello estivo) che sta portando il giovane gruppo salentino nei teatri e i palazzetti di tutta Italia.

     

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    Venerdì 23 erano a Firenze, e io sono andato a vederli. Bellissima esperienza! Un concerto che ha superato ampiamente ogni mia aspettativa, tanto che quasi mi dispiace sia già passato quel momento.

    Ho conosciuto i Negramaro ascoltando il loro secondo album, “Mentre Tutto Scorre”, la cui omonima canzone ha partecipato a Sanremo nel 2005.

     

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    Poco dopo questa canzone è stata scelta, insieme ad altri 8 pezzi dell’album, come colonna sonora del film “La febbre” con Fabio Volo (un film sulla difficoltà di realizzazione dei giovani, semplice e particolare, ma davvero molto bello). Molti pensano che “Mentre Tutto Scorre” sia il primo album della band pugliese (e fra i molti mi ci metto anch’io), ma in realtà il loro esordio è avvenuto nel 2003 con l’album “Negramaro”, passato inosservato tanto che, dopo il successo di “Mentre Tutto Scorre”, è stato ripubblicato sotto il nuovo titolo “000577” con nuovi arrangiamenti musicali e una canzone inedita in aggiunta.

     

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    È stato un piccolo neo non aver mai sentito questo album, perché il primo ascolto di una canzone, soprattutto se in concerto, è molto meno coinvolgente. Ma questo non mi ha certo impedito di apprezzare uno spettacolo davvero molto originarle, nel quale hanno riproposto molti dei loro successi in una versione totalmente nuova, tutta acustica, mescolando suoni a noi più familiari con quelli di vari strumenti etnici, e creando, così, una mescolanza davvero suggestiva. Per i miei gusti, una scelta musicale più che azzeccata, perché la musica dal vivo deve in qualche modo stupirti. Se volessi un prodotto “preconfezionato”, mi basterebbe mettere un cd nello stereo, portare il volume al massimo, e il gioco è fatto... di sicuro molto più economico del biglietto di un concerto.

    Ma, a ben pensarci, non sarebbe la stessa cosa perché mancherebbe l’elemento più importante, ovvero il pubblico. La forza della massa, intesa come energia, come vitalità, è incredibile. Quando ti trovi in mezzo a tanta gente che canta lasciandosi trasportare dalla musica, è come se intorno a te si creasse una marea di emozioni che sale sempre più fino a sommergerti. A quel punto, anche se non è il tuo forte, ti ritrovi a canticchiare insieme a tutti gli altri... e il bello è che non ne puoi fare a meno! Parlando di “maree”, mi viene da pensare che la musica è un po’ come il mare, riesce a colmare gli spazi vuoti della vita.

    Come posso non ringraziare di questa piacevole esperienza l’ormai immancabile amico Bombe. È stato lui a darmi l’input del concerto che io ho prontamente raccolto. A proposito, caro il mio Bombe, prima che iniziasse il concerto, e anche durante la pausa, mi hai detto che nel blog avrei scritto di tutto tranne quel che facevo veramente, e che tu mi avresti smascherato con un tuo intervento. E no, Bombe! Se mi lanci la sfida, pensi che io non la raccolga?! E poi cosa c’è di male nel dire che tra il pubblico c’erano un sacco di belle ragazze e che io non facevo altro che guardarmi intorno... Sempre meglio che guardare gli uomini, non ti pare? Tieh, beccati questa!

    Già che ci sono, visto che eravamo insieme al concerto, ne approfitto per mandare un salutone alla Chiara (attenta a quel ragazzaccio del Bombe, tienilo sempre d’occhio perché non sembra, ma è un gran furbone).

    November 20

    Dr. House e Dintorni

     

    Non avrei mai detto che un giorno mi sarei ritrovato a guardare una puntata di “Dr. House”. È un genere di telefilm che non ho mai sopportato: medici, ospedali, casi disperati, tutte cose che mi mettono una certa ansia. Eppure mercoledì sera è successo, e, mannaggia!, mi è anche piaciuto. Il  bello è che l’ho visto per pura casualità. Ero davanti alla tv e facevo il solito zapping frenetico (non so se è il modo migliore per scaricare il nervoso o per farselo venire). Ormai convinto che non ci fosse niente di buono da guardare, con distrazione mi sono soffermato su Canale 5 e ho notato a malapena che stava finendo la prima puntata di “Dr. House” (ne fanno sempre due per sera). Proprio quando stavo per riprendere il mio giro televisivo è iniziata la seconda puntata, e mi è bastato leggere il titolo, “Il coraggio di morire”, per non riuscire più a cambiare canale. Strano, vero?, per  uno che non sopporta i “casi disperati”.

     

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    Quel poco che so di questo telefilm l’ho appreso dal mio amico Fora (si chiamerebbe Marco, ma dai tempi del liceo per me è sempre stato “Il Fora”), e lui mi ha detto che, per essere stata la mia prima puntata, sono inciampato proprio male perché era una delle più tristi. Per capire quanto fosse triste basti dire che raccontava la storia di una bambina malata di cancro che, a seguito dell’indagine medica del Dr. House, verrà posta di fronte alla scelta se affrontare o meno un intervento che potrà al massimo allungarle la vita di un anno. Da quel che ho capito, ciò che rende particolare il personaggio del Dr. House, differenziandolo dai molti (troppi!) telefilm di questo genere, è il fatto che lui si mostra come un medico insensibile, a tratti addirittura cinico. Ma, leggendo tra le righe, si capisce subito che quell’atteggiamento è una difesa, un modo per nascondere le proprie debolezze. Insomma, un buono che per necessità gioca a fare il “duro”, forse a casa di una certa disillusione noi confronti della vita che lo porta a mal digerire il facile buonismo. Così, con grande ostinazione, succede che durante la puntata metta costantemente in dubbio il coraggio con cui la piccola protagonista affronta tutta la situazione, tanto da far notare che di fronte a tanta sofferenza, la reazione più umana, semmai, sarebbe proprio quella di piangere come “bambini”.

    Il finale, per quanto bello, lascia inevitabilmente il sapore amaro di una conclusione che non si può definire con il classico “e vissero tutti felici e contenti”. Come dico nel titolo di questo blog, ogni tanto è bello pensare che la realtà possa sfumare nel sogno. Ma cercando di essere realisti, mi viene da pensare che il più delle volte la soluzione alle avversità della vita dipende proprio dal saper accettare che certe cose non possono essere cambiate. E forse il senso della puntata sta tutto lì, perché se i “grandi” vivono nella presunzione di poter cambiare il mondo, i bambini, grazie alla loro ingenuità, guardano alla vita senza alcuna pretesa. Chissà poi che il segreto di tutta questa forza, di tutto questo “coraggio”, non risieda proprio nella loro naturale capacità di sognare ad occhi aperti...

    A racchiudere il quadro di questa piacevole quanto inaspettata visione, ci ha pensato la canzone che ho deciso di mettere come sottofondo musicale del mio blog. Lo so, è un po’ triste, ma a me piace troppo, e allora ho deciso di metterla lo stesso. Le ultime scene di Dr. House erano dominate proprio da questo brano che, strana coincidenza, ricordavo di aver già sentito senza però essere mai riuscito a scoprire di chi fosse. L’indomani mattina mi sono svegliato con questa melodia ancora in testa, così mi sono messo a “caccia” di informazioni su internet, e alla fine l’ho trovata! Si tratta di una canzone di Bird York (sinceramente non conoscevo questa cantante) inserita nella colonna sonora del film premio Oscar “Crash” (ecco dove l’avevo sentita!), un bel film sul razzismo strisciante e a volte un po’ subdolo della società moderna

     

    crash

     

    Già quando lo vidi al cinema, notai subito questa canzone per la sensazione di malinconia che mi trasmise, e quando giovedì mattina sono riuscito a trovarla, ancora preso dal coinvolgimento emotivo del Dr. House, ho sentito la curiosità di sapere cosa diceva il testo. Io e  l’inglese (ahimè!) viviamo su pianeti molto distanti tra loro, perciò ho provato a cercare la tradizione in italiano su internet, ma questa volta le mie ricerche sono state infruttuose. Senza darmi per vinto, ho praticamente costretto il Fora a tradurre il testo per me (lui l’inglese lo mastica ancora, e io mi vergogno un po’ della mia ignoranza perché andavamo in classe insieme), e così eccolo qua in una traduzione forse approssimativa, ma certo comprensibile...

     

     

    Titolo: In The Deep

     

    Hai pensato a tutte le risposte

    su cui far riposare

    il tuo cuore.

    Ma accade qualcosa ,

    che non vedi arrivare e

    adesso non puoi più fermarti.

    Adesso sei là fuori nuotando

    nell’abisso

    nell’abisso.

     

    La vita sta facendo girare in tondo

     il tuo cuore

    finché tu… non lo lasci andare

    finché non lasci cadere il tuo orgoglio

    e ti arrampichi fino al cielo

    e ti liberi di te stesso.

    Adesso sei là fuori ruotando

    nell’abisso

    nell’abisso

    nell’abisso

    nell’abisso.

     

    INTERLUDIO

     

    E adesso sei là fuori ruotando

    e adesso sei là fuori nuotando

    nell’ abisso

    nell’abisso

     

    Nel silenzio

    tutti i tuoi segreti

    alzeranno le loro stanche teste

    allora, non puoi restare attaccato

    a quello che pensavi di essere

     

    Adesso sei là fuori vivendo

    nell’abisso

    nell’abisso

    nel’abisso

     

    Adesso sei là fuori ruotando

    Adesso sei là fuori nuotando

    Adesso sei là fuori ruotando

    nell’abisso

    nell’abisso

    nell’abisso

    nell’abisso

    nell’abisso

     

     

    November 14

    TV Spazzatura

     

    Mi sembra di aver già detto che i miei generi preferiti, sia letterari che cinematografici, sono il Fantasy e la Fantascienza. In questi ultimi mesi mi sono appassionato alla nuova serie televisiva “Heroes”, un telefilm che strizza l’occhio al genere dei supereroi. Presupponendo che l’evoluzione della specie non si arresti mai, la storia ruota proprio intorno a un gruppo di persone che, a seguito di naturali mutazioni genetiche, sono dotati di particolari poteri. Che questa serie sia fortemente legata al mondo dei fumetti lo dimostra il fatto che uno degli autori in passato abbia collaborato anche con la famosa casa fumettistica statunitense “Marvel”. Inoltre in una puntata di “Heroes” fa una piccola comparsa Stan Lee, proprio il "padre" di molti fumetti “Marvel” tra cui “I Fantastici Quattro”, “Spiderman” e gli "X-Men".

     

    Heroes

     

    Ora, il caso ha voluto che questo telefilm non abbia avuto un buon riscontro di pubblico, così quelle teste vuote di mediaset hanno prima sospeso la serie dal palinsesto di Italia 1, per poi metterla in seconda serata (ieri sera sono andate in onda le ultime due puntate della prima stagione). Ma dico con tutta la “merda” che c’è in televisione, è mai possibile che mi tolgono l’unica serie di fantascienza attualmente trasmessa? E pensare che in U.S.A. ha battuto i record di ascolto degli ultimi 5 anni. Evidentemente in Italia la fantascienza non tira. Resta da chiedersi chi sono tutti quei bischeri che fanno il successo della TV spazzatura tipo L’isola dei famosi, Il grande fratello, C’è posta per te, Amici, il treno dei desideri, e chi più ne ha, più ne metta.

    A proposito di questo, lunedì sera, facendo zapping, sono finito sul canale televisivo All music. Intorno alle 22 danno la replica di una trasmissione di Radio dee jay condotta da Linus e Nicola Savino. Linus parlava di un aneddoto della sua vita familiare. Raccontava di aver visto “Le vite degli altri”, un film ambientato in una Berlino ancora divisa dal muro durante gli anni della guerra fredda, perciò una storia a suo modo commovente. Alla fine della visione, ancora preso dall’intensità del film, è andato per togliere il dvd dal lettore, e subito la tv si è sintonizzata su un canale dove davano un’intervista a Francesco Coco che parlava della sua esperienza sull’Isola dei famosi. Rivolto a se stesso, il commento sarcastico di Linus è stato: - Ben tornato alla realtà. –  Come per dire che la realtà di oggi, o per lo meno la realtà proposta dalla tv, fa davvero schifo!!! 

     

    November 13

    Sogna, Ragazzo Sogna

     

    Ho appena ricevuto tramite e-mail una canzone di Roberto Vecchioni. Me ne aveva parlato qualche tempo fa un mio caro amico - il mitico Bombe - che ho rivisto proprio questa domenica. Non so perché ho ripensato alla canzone di Veccgioni, forse per puro caso... Anzi no, adesso ricordo! Domenica mi sentivo un po' malinconico, così , rivedendo il mio amico, mi è tornata in mente quella canzone che a lui piace tanto per la bellezza e il messaggio del testo. Incuriosito, gli ho chiesto di inviarmela perché volevo sentirla. Adesso, davanti al mio computer, la sto' ascoltando, e devo dire che il Bombe aveva proprio ragione: una canzone bellissima! Tanto che sono stato preso dall'impulso irrefrenabile di metterla sul blog. Credo non serva aggiungere molto altro, il testo parla da se...

    Titolo: Sogna, ragazzo sogna

    E ti diranno parole
    rosse come il sangue, nere come la notte
    ma non è vero, ragazzo,
    che la ragione sta sempre col più forte;
    io conosco poeti
    che spostano i fiumi con il pensiero,
    e naviganti infiniti
    che sanno parlare con il cielo.

    Chiudi gli occhi, ragazzo,
    e credi solo a quel che vedi dentro
    stringi i pugni, ragazzo,
    non lasciargliela vinta neanche un momento
    copri l'amore, ragazzo,
    ma non nasconderlo sotto il mantello;
    a volte passa qualcuno,
    a volte c'è qualcuno che deve vederlo.

    Sogna, ragazzo, sogna
    quando sale il vento nelle vie del cuore,
    quando un uomo vive per le sue parole
    o non vive più.

    Sogna, ragazzo, sogna,
    non lassciarlo solo contro questo mondo,
    non lasciarlo andare, sogna fino in fondo,
    fallo pure tu!

    Sogna, ragazzo, sogna
    quando cala il vento ma non è finita,
    quando muore un uomo per la stessa vita
    che sognavi tu.

    Sogna, ragazzo, sogna,
    non cambiare un verso della tua canzone,
    non lasciare un treno fermo alla stazione,
    non fermarti tu!

    Lasciali dire che al mondo
    quelli come te perderanno sempre,
    perché hai già vinto, lo giuro,
    e non ti possono fare più niente.
    Passa ogni tanto la mano
    su un viso di donna, passaci le dita;
    nessun regno è più grande
    di questa piccola cosa che è la vita.

    E la vita è così forte
    che attraversa i muri senza farsi vedere;
    la vita è così vera
    che sembra impossibile doverla lasciare;
    la vita è così grande
    che "quando sarai sul punto di morire,
    pianterai un ulivo,
    convinto ancora di vederlo fiorire".

    Sogna, ragazzo sogna,
    quando lei si volta, quando lei non torna,
    quando il solo passo che fermava il cuore
    non lo senti più.

    Sogna, ragazzo, sogna,
    passeranno i giorni, passerrà l'amore,
    passeran le notti, finirà il dolore,
    sarai sempre tu ...

    Sogna, ragazzo sogna,
    piccolo ragazzo nella mia memoria,
    tante volte tanti dentro questa storia:
    non vi conto più.

    Sogna, ragazzo, sogna,
    ti ho lasciato un foglio sulla scrivania,
    manca solo un verso a quella poesia,
    puoi finirla tu

    .

    Sempre riferito al sogno....

    isogni

     

    November 06

    Addio Enzo Biagi

     
    "Forse è venuta la stagione in cui la mattina si va a leggere i necrologi e poi controlli. Dici: - Be', oggi non ci sono, - perché la vita passa così in fretta. Un montanaro del mio paese diceva - non era un filosofo - la vita é affacciarsi alla finestra. Ci affacciamo tutti, passa, corre, e qualcosa rimane. Chiuderò con una battuta di un vecchio film di un regista che io  amo molto, Bergman: - Lo spettacolo è finito e i suonatori se ne vanno. - Grazie." Parole di Enzo Biagi, dall'edizione del TG1 delle 13,30 di martedì 06 novembre 2007.  
     
    Avrei voluto aprire questo blog parlando delle mie passioni, di libri, cinema, astronomia, e più in generale del mio amore per il Fantasy e la Fantascienza. Ma proprio oggi ci ha lasciati un Grande del giornalismo italiano, forse il più "Grande", e allora mi è sembrato giusto dedicare a lui tutto lo spazio del mio primo intervento.
     
    Addio Enzo e grazie di tutto!
     

    biagi-big