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    March 22

    Buona Pasqua

     
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    March 21

    Il Cannocchiale d'Ambra (finito)

     

    Ho finito “Il cannocchiale d’ambra”, e, con la mente ancora persa nel finale della storia, posso dire che è stata una lettura bellissima! Ha superato ogni mia aspettative. I primi due libri, “La bussola d’oro” e “La lama sottile”, li avevo trovati molto belli, ma soprattutto il primo mi aveva lasciato la sensazione che gli mancasse qualcosa. Quest’ultimo libro, che chiude la trilogia, invece è stato perfetto, forse perché sul finire la storia ha saputo dare qualcosa in più... un’emozione in più. Non voglio rovinare la sorpresa a chi non ha ancora letto questi libri (dovete assolutamente leggerli, non potete immaginare cosa vi perdete!), ma al contempo non posso fare a meno di parlare della dolcezza che si respira nel finale, dei sentimenti profondi e sinceri che uniscono i due piccoli protagonisti, Will e Lyra, e della straziante scelta che li costringerà a separarsi per sempre. Un finale che vuoi o non vuoi riesce a strapparti una lacrima, che riesce a farti sentire stupido e allo stesso tempo contento di essere riuscito a commuoverti anche davanti a una storia di fantasia. In fondo cos’è un libro se non un dispensatore di emozioni? E a chi pensa che il fantasy sia un genere da ragazzi, che sappia raccontare solo favolette, consiglio di leggere libri come questo, come “Il signore degli anelli” o anche “La leggenda di Earthsea”, per scoprire quanto un libro fantasy posso essere maturo e quanto di bello sappia trasmettere al lettore.

    Ancora per qualche giorno, quando ripenserò alla tristezza che ha pervaso gli ultimi capitoli del Cannocchiale d’ambra, alla delicata sofferenza di Will e Lyra, alla tenerezza che fanno quelle due piccole vite che hanno preso forma dalla fantasia e trovato corpo nelle parole, continuerò a sentire dentro me quelle stesse sensazioni. Gli addii sono sempre difficili, sia nella realtà che nella finzione. Il tempo non tiene conto dei sentimenti, corre sempre e comunque avanti, e l’unico modo che abbiamo di tornare indietro sono i ricordi. Will e Lyra non possono far altro che affidarsi ad essi, perché nemmeno nei magici mondi in cui vivono si può sfuggire a questa dura realtà.

    Ahimè, sento già che mi mancheranno, e quasi mi dispiace aver finito i libri che li vedono protagonisti. Vorrei tanto che Philip Pullman scrivesse ancora di loro, che ci dicesse cosa sarà delle loro vite da grandi, se davvero non si rincontreranno mai più. Sono buffo, vero? Ne parlo come se fossero reali e non frutto della fantasia. Ma forse un po’ è così. D’altra parte ho passato gli ultimi tre mesi su questa trilogia. Ho letto più o meno un libro al mese. Avrei potuto metterci molto meno, ma a me piace leggere con calma, per avere il tempo di affezionarmi ai personaggi. E quando si tratta di una storia che si svolge su più libri, alla fine, ogni volta che torno a sfogliare quelle pagine, ho come la sensazione di ritrovare degli amici... Proprio come se esistessero davvero. Altrimenti non si spiegherebbe perché ci commoviamo davanti a un libro, un film o a qualunque altra cosa di fantasia.

    Appena finito “Il cannocchiale d’ambra” ho pensato che non mi capiterà mai più di leggere un libro così bello. Poi mi sono detto che non è vero, perché ricordo di aver pensato la stessa cosa quando ho finito “Il signore degli anelli”, e invece dopo mi sono capitati tanti altri libri altrettanto belli di cui nemmeno immaginavo l’esistenza. Questo è l’aspetto più bello della vita; per quanto pensi che certe emozioni non siano ripetibili, il futuro riesce sempre a smentirti e sorprenderti.

     
    bussola-doro
     

    Ho concluso questo post ieri sera, ma non ho avuto il tempo di pubblicarlo. Poi mi è presa la curiosità di vedere cos’altro ha scritto Pullman, e andando su Wikipedia ho scoperto che ci sarà un sequel della trilogia “Queste oscure materie”. Non credevo ai miei occhi per la contentezza, ma un po’ me l’aspettavo. Nel finale del Cannocchiale d’ambra avevo notato almeno due indizi di un probabile seguito, solo che non osavo sperare. Sul sito www.questeoscurematerie.it/ ho trovato qualche notizia in più: “Nel 2005, Philip Pullman ha iniziato la stesura del suo nuovo libro. Il progetto, che al momento si intitola The Book of Dust (Il libro della Polvere; ma il titolo definitivo potrebbe essere diverso) si inserirà nel ciclo di Queste oscure materie. Ma NON sarà un sequel del Cannocchiale d’Ambra o della Oxford di Lyra.” Hanno detto che non sarà un sequel, ma sta di fatto che vedrà ancora protagonista la piccola Lyra, solo un po’ più grande.

    Parlavo del futuro che riesce sempre a sorprenderti, ed ecco qui la conferma.

     

    March 14

    Into The Wild

     

    Lunedì sera altri due episodi di Lost. Sono arrivato alla terza stagione che purtroppo avevo in parte seguito in tv, e così me la sono un po’ rovinata. Il secondo episodio (il quarto della terza stagione) si intitolava “Ognuno pensi per sé” ed aveva come personaggio principale Sawyer. Verso la fine viene citato un libro, “Uomini e topi”, e di quel libro una frase, “... Un uomo che soffre troppo la solitudine si ammala...” Può essere che questa sia una delle mie letture future... L’argomento mi stuzzica, ma nell’immediato mi ha fatto soprattutto tornare alla mente la frase di un film che ho visto al cinema due domeniche fa. Si tratta di “Into the wild”. Un mio amico me ne aveva parlato maluccio; secondo lui era troppo lungo e quindi un po’ noioso, ma io ero così curioso che sono andato a vederlo lo stesso... e l’ho trovato bellissimo! Ad attirarmi era soprattutto il fatto che la colonna sonora è stata realizzata da Eddie Vedder, il cantante dei Pearl Jam. Il film, tratto da una storia vera, parla di un ragazzo che, dopo aver rinunciato a tutti i suoi averi, parte in viaggio per l’America con destinazione l’Alaska. La storia comincia che lui è già in Alaska, e tutto il viaggio viene raccontato tramite flashback. Ciò che lo spinge ad intraprendere questo viaggio è il suo assoluto rifiuto della società umana, che ritiene falsa e corrotta. Nel suo cammino incontra alcune persone che gli chiedono cosa farà da grande, e lui risponde che il lavoro, i soldi, sono un’invenzione umana e quindi inutili, ed è per questo che vuole andare a vivere in Alaska, per stare a stretto contatto con la natura, per conoscere la vera creazione di Dio, esperienza che, secondo lui, deve essere fatta in solitudine. Il film mi dava delle belle emozioni, ma non condividevo questa esaltazione della solitudine.  Poi, quando il ragazzo è in Alaska, legge un libro (se non sbaglio di Tolstoj) dove il protagonista dice cos’è secondo lui la felicità: ad esempio l’importanza di essere utili agli altri, di donare un po’ di serenità a chi pensa di non poterla avere, e, soprattutto, di poter vivere accanto alla persona che ami. È allora che il ragazzo capisce che è arrivato il momento di tornare indietro, purtroppo, però, proprio quando decide di farlo, scopre di essere intrappolato in quella stessa natura che tanto desiderava, e pian piano finisce col temere la solitudine. La frase citata in “Lost”, “… un uomo che soffre troppo la solitudine si ammala…”, sarebbe stata benissimo anche in “Into the wild”, perché alla fine l’esperienza del viaggio porta il protagonista a ricredersi, a rinnegare le proprie convinzioni, tanto da arrivare a scrivere, sulla stessa pagina in cui Tolstoj parla della felicità, che “la felicità è reale solo se condivisa”.

    Mi sento di dire che questo è stato il film più bello che ho visto in questa stagione cinematografica, una visione, però, alla quale ci si deve “abbandonare” completamente per apprezzarla a pieno, per comprendere che il viaggio “fisico” del protagonista non è altro che la metafora di un “viaggio” molto più lungo e difficile, quello interiore, dove la vera destinazione non è l’Alaska, ma la parte più profonda di se stesso. Poi, sapere che si tratta di una persona realmente esistita, che ha davvero fatto una scelta e un percorso così drastico, ti lascia un’emozione in più. Infine la bellezza dei luoghi, la vastità dei paesaggi americani, le sconfinate pianure dove orizzonti lontani danno l’illusione che cielo e terra possano toccarsi, la maestosità dei canyon, tutto questo trasmette uno straordinario senso di pace... E, una volta fuori dalla sala, sentì forte il desiderio di poter visitare anche tu un giorno quei posti fantastici dove la felicità sembra davvero a portata di mano.

      

     
    into_the_wild_movie_poster
     
     

    Society


    Titolo: Society
    Artista: Eddie Vedder

    Per me è un mistero
    abbiamo un'avidità con la quale
    abbiamo accettato di convivere

    pensi di dover volere
    più di quello di cui hai bisogno
    finchè non hai tutto non sarai libero

    società, sei una razza folle
    spero che tu non sia sola senza di me

    quando vuoi più di quello che hai,
    pensi di averne bisogno
    quando pensi più di quello che vuoi,
    i tuoi pensieri cominciano a sanguinare

    penso di dover trovare un posto più grande
    perchè quando hai più di quello che pensi,
    hai bisogno di più spazio

    società, sei una razza folle
    spero che tu non sia sola, senza di me
    società, pazza e profonda
    spero che tu non sia sola, senza di me

    ci sono quelli che pensano,
    più o meno, ma il meno è di più
    ma se il meno è di più,
    come fai a mantenere il punteggio?
    significa che per ogni punto che fai scendi di livello
    è un pò come cominciare dalla cima
    non puoi farlo...

    società, sei una razza folle
    spero che tu non sia sola, senza di me
    società, pazza e profonda
    spero che tu non sia sola, senza di me

    società, abbi pietà di me
    spero che tu non ti arrabbierai
    se non sono d'accordo
    società, pazza e profonda
    spero che tu non sia sola, senza di me

     
    March 06

    Orgogliosamente Romanista

     

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    Magica Madrid: la Roma espugna per la seconda volta nella sua storia il Santiago Bernabeu – Unica squadra italiana ad esserci riuscita - con un 1-2 meritatissimo e accede così ai quarti di finale della Champions League. Partita decisamente deludente delle merengues che, sotto in virtù del 2-1 ottenuto dalla Roma all’andata, non hanno mai spinto il piede sull’acceleratore; merito anche dei giallorossi, a volte leziosi ma sempre molto lucidi e determinati. Per scardinare però la retroguardia blanca c’è voluto un grande Vucinic, entrato al posto di Mancini e decisamente il migliore in campo: suo l’1-2 finale, dopo i gol di Taddei e Raul

     

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    ORGOGLIOSAMENTE ROMANISTA!