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    January 28

    Io Sono Leggenda

     

    Ieri sera sono andato al cinema con gli amici. Eravamo addirittura in nove, e siccome le donne non volevano vedere film di fantascienza, ci siamo divisi in due gruppi. Loro sono andate a vedere “Bianco e nero” (che io avevo già visto), e noi uomini siamo andati a vedere “Io sono leggenda”.

     

    iamlegend_us

     

    Sono andato un po’ prevenuto perché pensavo fosse il classico film sugli zombie (che a me non piacciono), e invece mi sono dovuto ricredere. Non mi dilungherò sulla trama, basta dire che il film si apre con un servizio giornalistico in cui viene annunciata la cura che debellerà il cancro, considerata la più grande scoperta scientifica di tutti i tempi. Peccato che nella scena successiva, dopo un salto temporale di tre anni, ci ritroviamo in un mondo in cui la razza umana è quasi totalmente estinta proprio a causa di questa cura. L’unico sopravvissuto di New York è il protagonista, interpretato da Will Smith, il quale cerca di trovare un antidoto per eliminare il virus che ha trasformato una parte dei pochi sopravvissuti in creature simili a zombie, i quali, poiché non possono vivere alla luce del sole, tutte le notti escono in cerca di carne umana per cibarsi.

    Ciò che mi ha colpito è stata la visione di una grande città completamente deserta, a suo modo affascinante perché in netto contrasto con la vita frenetica dei giorni nostri; un mondo, quello del film, in cui la natura e gli animali vanno riconquistando gli spazi occupati dall’uomo. Questo all’inizio della storia, poi, però, si comincia a percepire un’atmosfera di profonda desolazione, un mondo in realtà dominato dalla tristezza della solitudine che viene perfettamente trasmessa dal protagonista al pubblico in sala (almeno a me ha dato questa sensazione).

    Non rivelerò ovviamente il finale, che è tutto da scoprire, ma posso dire, senza rovinare la sorpresa, che è meno prevedibile di quanto ci si possa aspettare. Dei 5 (uomini) che eravamo a vedere il film, l’abbiamo apprezzato solo in 2, forse perché gli altri 3 avevano letto il libro da cui è tratto, e, come spesso capita, i libri sono sempre più belli. Certo che, da quello che mi hanno raccontato, chi ha scritto il film si è preso una bella libertà perché ha modificato completamente il finale.

    Usciti dalla sala, quando ci siamo ricongiunti, il gruppo femminile ha manifestato una forte delusione per il loro film, soprattutto perché ruotava tutto intorno ad un tradimento che finisce col dividere 2 famiglie. Vabbè, come dice il detto latino, de gustibus non disputandum est... anche se a me “Bianco e nero” è piaciuto.

    Ultima piccola annotazione, più che altro un promemoria tutto per me... ma che ovviamente può leggere chiunque. Sempre ieri sera, uno dei 3 amici che ha letto il libro di “Io sono leggenda” ha insistito perché lo leggessi anch’io, ma non credo lo farò poiché ormai mi hanno raccontato quali sono le differenze col film, compreso il diverso finale (mannaggia a loro!). L’occasione, però, mi ha fatto tornare voglia di un buon libro di fantascienza, anche perché è da un po’ che non leggo niente di questo genere. E dire che da 4 anni sono abbonato ad una collana di fantascienza che si chiama “Urania Collezione”, di cui ricevo un libro al mese, e fino ad ora ho messo insieme una cinquantina di questi libri, avendone letti si e no una quindicina. E tutto per il brutto vizio che ho di continuare a comprare libri su libri. Il promemoria è questo: prima di comprare altro, pensa a ciò che hai accumulato in questi anni!!!

     

    January 26

    Filmato Divertente

     
    Qundo lunedì ho visto Fiorello imitare Carla Bruni avevo le lacrime agli occhi dal gran ridere! Appena ho trovato il filmato su YouTube, non ho potuto fare a meno di metterlo sul blog.
     
    Prima di cliccare sul filmato per dargli il via, va stoppata la canzone del lettore musicale che si trova sul lato sinistro del blog.
     
     
    SorrisoBuon divertimento! ! ! Sorriso
     
     

     

     

    January 25

    Ispirazione

     

    – Sei nato senza ali e vivi lassù?

    – Si, certo.

    – E sopra c’è il cielo aperto?

    – Il cielo blu.

    – Il cielo blu – gli fece eco lei con meraviglia. – E puoi vedere il sole? Cioè, per davvero. Più di questo cerchio pallido? E anche la luna?

    – Anche le stelle.

     

    Questo dialogo è riportato sul retro di copertina del libro fantasy “La guerra degli alati – Spia nel mondo di sotto” che mi è stato regalato domenica in occasione del mio compleanno. A farmelo è stato il sempre presente amico Bombe. Sono rimasto particolarmente colpito dal suo gesto, non per il regalo in se, e nemmeno per il pensiero (che alla fine un po’ te lo aspetti da un amico), ma per l’idea, chiamiamola ispirazione, che ha avuto nel farlo. Mi ha spiegato che in realtà era partito con l’intenzione di regalarmi Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, un libro che lui ha letto e di cui mi ha parlato molto bene, tanto da volere che lo leggessi anch’io. Purtroppo non è riuscito a trovarlo, così ha deciso di lasciarsi guidare dalla casualità, e girando un po’ tra i libri si è imbattuto in questo, “La guerra degli alati”. Gli è bastato leggere il retro di copertina per sentirsi ispirato, poi ha letto questo sul risvolto, “Az de Gabriel è nato così. Senza ali. In un mondo dove tutti si spostano volando sopra le nuvole sembra destinato a essere un diverso...”, e subito ha pensato che fosse il regalo giusto per me. Va detto che il Bombe è l’amico con cui mi confido di più, forse quello che mi conosce meglio, perciò sono certo che questa scelta sia stata motivata dalla volontà di dirmi qualcosa di importante; e infatti il bigliettino che accompagnava il regalo parlava della capacità di volare ovunque... oltre tutto... e alla fine mi augurava un buon volo. Di persona non credo di essere riuscito a dimostrare quanto ho apprezzato il suo gesto, purtroppo l’imbarazzo ha sempre la meglio, ed è un peccato, perché sarebbe bello riuscire ad esprimere apertamente le emozioni, senza doversi mai vergognare delle proprie fragilità; ci aiuterebbe ad essere più veri. Ma qui è tutto più facile, forse perché si riescono a dire molte più cose scrivendo che non parlando.

    Pensando al volo mi è venuto in mente il verso di una canzone di Jovanotti, “Mi fido di te”, in cui dice  “... La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare...”. Se non sbaglio (ma sono quasi certo di no), riferito proprio a questa canzone, ho sentito dire che da un punto di vista psicologico certe paure nascono per mettere in evidenza un desiderio inconscio che temiamo. Certo che la mente umana è tutt’altro che banale; sa intraprendere percorsi davvero bizzarri. Così ho anche pensato a quel che ho scritto nell’ultimo post, al fatto che non credo nelle mie capacità di scrivere un racconto, ai molti tentativi falliti, e sono arrivato alla conclusione che forse quei fallimenti non sono un male, che (lo so, è psicologia spicciola, ma fa proprio al caso mio) in un certo senso si deve cadere per imparare a volare. Magari la mia mente mi ha fatto sbattere ripetutamente contro dei muri, degli insuccessi, fino a quando non ha ritenuto che fosse arrivata l’idea giusta, quella per cui vale la pena sudarci sopra. Adesso sono quasi sicuro che l’idea avuta l’estate passata sia quella buona, perché la testa torna e ritorna sempre lì, e più ci penso, più mi piace, solo che a furia di sbattere contro i muri, di cadere e farsi male, si finisce col dubitare fortemente di essere in grado di volare.

    Eppure questa settimana ho ripreso in mano il lavoro lasciato incompleto, un po’ per merito del Bombe e del suo regalo, un po’ grazie alle belle parole che mi ha scritto l’Eli (una vera iniezione di fiducia), e, anche se poco, sono riuscito a buttare giù qualcosa di valido. E quel poco mi ha dato una grande soddisfazione, una sensazione come di leggerezza... si, di leggerezza dello spirito, questa è la definizione giusta, perché finalmente mi sono sentito libero dal peso interiore che ultimamente mi sembrava insopportabile. Improvvisamente tutto il resto non aveva più importanza; la malinconia, l’insoddisfazione, mi sono sembrate cose sciocche, di uno che si piange facilmente addosso, proprio quello che ho sempre evitato di essere (e che odio negli altri). E tutto per aver scritto solo poche righe; non riesco nemmeno ad immaginare cosa proverei se riuscissi a scrivere un intero capitolo... per non parlare di un intero libro! So bene che non viviamo in una storia di fantasia, che certe cose non cambiano così, per magia, dall’oggi al domani, e che nella realtà tutto costa un po’ di più, ma almeno ho scoperto che anche solo provarci mi fa un gran bene.

    Penso che questo dipenda soprattutto da una cosa. La scrittura può essere un’ottima compagnia, in essa possiamo trovare grande conforto. Certo non si può paragonare ai rapporti umani, alla famiglia, alle amicizie, ma a volte scrivere può essere un viaggio incredibile, in cui alla fine, quando rileggi ciò che hai scritto, scoprì una parte di te che nemmeno immaginavi. A me è successo scrivendo qui sul blog, e questo è qualcosa che nessuno potrà mai darti, eccetto forse la persona che ami.

    Shakespeare diceva (non ricordo le parole esatte, ma il senso era questo) che l’amore è quella medicina in grado di guarire tutti i mali. La trovo un’idea bellissima, semplicemente vera, alla quale non si può aggiungere altro, perciò non mi permetto di paragonare l’amore alla scrittura. Ci sono cose che non si possono sostituire con altre, ma se scrivere non può guarire tutti i mali, mi piace pensare che almeno possa curare e rendere sopportabili le ferite dell’anima.

     

    January 17

    Il Compleanno di Big Al

     

    32... Non so, ma mi piace poco questa cifra, preferivo quando il numero che sta davanti era un 2. Poi penso che arriverà il momento in cui il 3 verrà sostituito dal 4, e allora mi dico che 32 va più che bene. Tutto questo giro di parole per dire semplicemente che sono arrivato al 32° compleanno. Non per essere auto celebrativo, ma nel giorno in cui il Big Al dava il suo primo saluto al mondo, mi sembra giusto dedicare qualche parola all’evento. Evento non è la parola giusta? Be’, dipende dai punti di vista, per la mia famiglia lo sarà stato di sicuro... almeno spero. Di certo sarò riuscito a scombussolare la vita di qualcuno, ad esempio quella di mia sorella. Mi è venuta in mente questa cosa perché in occasione del mio compleanno volevo mettere sul blog qualche foto di me da piccolo, così, quando sono andato a riguardarmele per sceglierne qualcuna, ho fatto caso che spesso mi ritraggono insieme a mia sorella. Lei c’era già prima di me, non che abbia avuto il tempo di affezionarsi troppo all’idea di essere la figlia unica, è appena di un anno e tre mesi più grande, ma a quanto pare, dopo l’arrivo del secondo figlio, i genitori devono trovare particolarmente bello fotografare i propri figli insieme. Perlomeno, per i nostri è stato così.

    Le foto rievocano sempre dei ricordi, e più quei momenti sono lontani e sbiaditi, più ti accorgi di quanto tempo è passato. In alcune foto sei addirittura troppo piccolo per poter ricordare, e hai come la sensazione che non ti appartengano, come se raccontassero la vita di qualcun altro, ma sono proprio quelle le immagini su cui è più bello soffermarsi, perché racchiudono in se istanti che altrimenti sarebbero andati persi. Sono questi i veri viaggi nel tempo, non quelli immaginati nei libri e nei film, e la mente è l’unica macchina che ci permette di realizzarli col minimo sforzo, magari ricevendo un aiutino dalle immagini fermate in una foto.

    I ricordi più vividi che ho sono proprio legati a mia sorella. Quando eravamo bambini, I nostri genitori la raccomandavano spesso di non lasciarmi solo e di farmi compagnia. Chissà quante volte la mia cara sorellina avrà pensato “che palle sto’ fratello!”, ed per questo che credo di avergli “scombussolato” un po’ la vita. Ma, d’altra parte, è nella natura delle cose il fatto che i fratelli minori debbano condizionare la vita di quelli maggiori. Non è così che va nella maggior parte dei casi? Forse si, forse no, a me poco importa. Quel che conta è che è bello essere cresciuti insieme condividendo sia i momenti belli che quelli brutti. E così, a distanza di qualche anno, ricordo sempre volentieri gli interi pomeriggi passati insieme a guardare i cartoni in tv, magari litigando perché lei voleva vedere una cosa e io un’altra, uniti però dalla stessa poca voglia che avevamo di studiare. Poi c’erano le giornate passate a giocare, a volte insieme ad altri bambini, a volte da soli, un po’ contendendoci i giocattoli, e un po’ condividendoli, ma sempre pronti ad inventarci qualcosa di nuovo per allontanare la noia. E nonostante fossi un maschietto (o forse proprio per questo), finivo col trovare interessanti i giochi con le sue Barbie, soprattutto perché mi divertivo a spogliarle... Bèh si, ecco... diciamo che ovviamente si trattava di giochi innocenti, nei quali, semmai, il Big Al dimostrava di essere un bambino sveglio, peraltro anche furbo perché dava prova di aver già capito quale fosse la “sponda” giusta verso cui indirizzare la sua curiosità.

    Adesso si può proprio dire che tutto questo appartiene al passato, non tanto perché oggi compio ben 32 anni, quanto per il fatto che la scorsa estate, quella che ormai è diventata la mia “sorellona” ci ha dato la splendida notizia di aspettare un bambino. A distanza di 7 mesi sappiamo che in realtà si tratta di una femminuccia e che si chiamerà Chiara. Eventi che creano una linea di demarcazione tra il prima e il dopo; il segno indelebile del cambiamento che mette in risalto lo scorrere del tempo. Tutti i miei amici non fanno altro che ricordarmi che sto’ per diventare zio, e soprattutto che devo abituarmi ad aprire di più il portafoglio perché il compito principale degli zii è quello di viziare i nipoti (che bella prospettiva...). Vorrei (dovrei!) essere contento di tutti questi cambiamenti, della futura nipotina ormai lì lì per arrivare, e in parte lo sono, dico davvero!, ma per quanto mi sforzi, proprio non riesco a scrollarmi di dosso una strana malinconia che negli ultimi tempi mi è fedelmente accanto.

    In certi momenti mi viene di pensare alla vita degli altri come ad un fiume, e non importa se il suo scorrere è tumultuoso o placido, ciò che conta è che è in costante movimento. La mia vita invece mi sembra tanto un lago, anzi, un laghetto, di quelli artificiali, con margini precisi e forma regolare, e anche se il suo specchio d’acqua viene smosso occasionalmente dal vento o da qualche goccia di pioggia, questi eventi si limitano a ad increspare solo la superficie, mentre sul fondo tutto è immutabile. Vorrei che quel laghetto straripasse, anche solo una volta, giusto per sentire che sapore ha il cambiamento.

    Il mio sogno da bambino era quello di scrivere libri. Se mi veniva chiesto “cosa vuoi fare da grande?”, io rispondevo tutto convinto “lo scrittore!”. Era una convinzione nata da un momento speciale che ho vissuto in una strana circostanza. Da piccolo soffrivo spesso di bronchite, così mi capitava altrettanto spesso di essere ricoverato al Meyer, l’ospedale pediatrico di Firenze. All’epoca, più o meno a metà degli anni ’80, non era ancora esploso il fenomeno “Patch Adams”, la cosiddetta “terapia del sorriso”, fatto sta che al Meyer già allora, nelle ore pomeridiane, venivano dei volontari per intrattenere i bambini con i giochi che l’ospedale metteva a disposizione. Una volta ricordo che una di queste ragazze mi chiese a cosa volessi giocare, ma io non avevo alcuna idea, forse perché non ne avevo voglia, così lei mi propose di metterci a scrivere una favola. Non so perché, ma l’idea mi piacque, e così finimmo col divertirci scrivendo. Ovviamente venne fuori una storiellina semplice, in cui mi sembra di ricordare che mescolammo gli elementi classici delle favole, come il rospo che si trasforma in principe, solo che noi, per ridere un po’, facevamo tutto al contrario, di conseguenza era il principe che si trasformava in rospo. La cosa bella di questo ricordo è che, non so come, la notizia della nostra favola si diffuse nella nostra stanza e in quella accanto, e tutti volevano che la leggessimo in pubblico. In ogni stanza c’erano dai sei ai sette posti letto, così ad ascoltare la nostra storia si radunò una piccola folla di una dozzina di bambini con i loro genitori. Tutto si concluse con un applauso e un sacco di complimenti, e non esagero se dico che quello è uno dei momenti della mia infanzia che rivivo più volentieri, perché è pieno di un emozione che non mi è più capitato di vivere. È buffo, e anche un po’ strano, ricordare con piacere una giornata passata in ospedale, ma questo dimostra che a contare non è tanto il contorno, quanto il contenuto.

    Il sogno di diventare uno scrittore è nato quel giorno, insieme all’inevitabile passione per i libri. A volte penso che gli scrittori siano degli Dei, capaci di generare mondi che prendono vita dalla loro mente. In un libro della saga fantasy di Stephen King, “La Torre Nera”, uno dei protagonisti ha la sensazione di vedere la sua vita come parole scritte sulle pagine di un libro, e pensa che forse Dio è uno scrittore che si diverte con le loro vite. Io non so se mi divertirò mai con le vite di personaggi creati da me, non credo di esserne capace, ma ogni tanto ci provo. L’ultima volta è stata proprio l’estate scorsa, poco prima che mia sorella ci desse la lieta notizia. Sono arrivato a una decina di pagine e poi, come sempre, mi sono bloccato e non mi è più riuscito di andare avanti. Peccato perché stavolta l’idea mi sembra davvero buona. Riuscirò mai a realizzare il mio sogno? Chissà, di tempo ne ho ancora a sufficienza. In fondo ho solo 32 anni.

     

    January 11

    Proseguendo Il Cammino

     

    Come si dice? Anno nuovo, vita nuova? Mah, a me non sembra che le cose vadano proprio in questo modo. I detti popolari sono un po’ come gli oroscopi, non ci azzeccano quasi mai, e quando capita, è una pura coincidenza. Ma infondo è meglio così, se non altro, proseguendo il cammino come fosse una linea retta, abbiamo l’opportunità di portare a termine ciò che si è iniziato senza lasciare niente di incompiuto; non mi piace lasciare a mezzo le cose, forse perché quando è successo mi ha sempre lasciato una grande frustrazione. La continuità è la cosa migliore (ovviamente sempre nella speranza che il futuro ci riservi delle piacevoli sorprese).

    Per adesso l’unica cosa che ho portato a termine nell’anno nuovo è stato il libro “La bussola d’oro”. L’ho finito di leggere proprio nei primissimi giorni del 2008. Splendida lettura, un libro davvero molto bello, con una critica neanche tanto velata alla Chiesa che non ti aspetteresti in un fantasy, e che lo rende un romanzo capace di far pensare. Mi ha lasciato un po’ incerto solo il finale. Forse mi aspettavo una migliore spiegazione dei fatti, ma a sua discolpa c’è da dire che la storia non ha un vero finale poiché prosegue nel secondo libro “La lama sottile”. Il bello è che volevo continuare subito con la lettura, così mi sono messo a cercarlo per tutta Prato, ma sembra che questo libro sia andato a ruba. In tutte le librerie ho ricevuto sempre la stessa risposta: “l’abbiamo finito e non sappiamo quando rientrerà”. Bene! A questo punto mi sono detto che i vecchi metodi di ricerca sono obsoleti, meglio affidarsi alle nuove tecnologie, così ho deciso di ordinarlo su ibs.it. Tra l’altro con il settimo libro di Harry Potter offrivano la spedizione gratuita, e allora, vista la convenienza, li ho presi tutti e due. Peccato sia passata già una settimana da quando li ho ordinati e ancora non ho visto nulla. E dire che garantivano la spedizione in due, tra giorni al massimo: mi sa tanto che, in quanto ad efficienza, vecchio e nuovo si assomiglino parecchio.

    Tra le altre letture che mi sono riproposto per l’anno nuovo c’è sicuramente Peter Pan. Mi è presa una gran voglia di leggerlo perché l’altra settimana ho rivisto “Neverland – un sogno per la vita”. Un film di una tenerezza unica, che avevo già visto al cinema tre anni fa, e che (ahimè, lo ammetto) ha saputo strapparmi una lacrimuccia sia all’ora che adesso. Racconta, forse in modo un po’ romanzato, di come lo scrittore di Peter Pan trovò l’ispirazione per il libro. L’idea del film è che la fantasia può aiutare a superare anche le situazioni più difficili, messaggio di speranza a cui piace aggrapparmi. Non so, forse Peter Pan sarà un’altra cosa, ma a questo punto la curiosità è troppo grande.

    Pensando alla continuità, nel 2008 proseguirò l’esplorazione del mistero di Dio. No, calma! Non sono così spiritualista. Anzi, in quanto a fede, e soprattutto rispetto all’atteggiamento “inquisitorio” della Chiesa di oggi, ultimamente sono diventato piuttosto critico. Ma sono anche convinto che ogni tanto non faccia male porsi domande di una certa profondità, e mai avrei pensato che a darmene lo spunto sarebbe stato un telefilm di fantascienza. Si tratta di “Battlestar Galactica”. È dalla scorsa estate che lo sto guardando insieme ad un mio amico (anche lui patito del genere fantascientifico), e attualmente siamo arrivati a metà della terza stagione. In America sta per andare in onda la quarta, e purtroppo ultima stagione della serie. Quando ho iniziato a vederla non pensavo che potesse catturarmi così tanto. I personaggi sono fantastici e non puoi fare a meno di affezionarti, e ogni puntata sa stupirti per la bellezza della storia, storia che, gira che ti rigira, torna sempre sul tema di Dio e il senso della vita, senza però mai scadere nella banalità. E pensare che senza il buon vecchio e-mule non sarei mai riuscito a vedere “Battlestar Galactica”, perché in Italia è andato in onda solo su Sky. Con tutte le patacche che ci rifilano in tv, possibile che un’autentica “perla” di qualità venga ignorata? Roba da matti!

    Nell’anno nuovo ovviamente non potevo mancare di proseguire anche nella visione di “X-Files” (sono alla quarta di nove stagioni). Giusto lunedì e mercoledì ne ho viste altre due puntate, e anche di questo telefilm devo ringraziare e-mule perché ai tempi, quando andava in tv, non l’ho seguito. Ultimamente ho coinvolto in questa visione d’annata anche l’Alice, una ragazza del servizio civile con la quale è nato un bel rapporto d’amicizia, e che tra l’altro sta dimostrando di apprezzare parecchio “X-Files”. A guardarlo oggi si nota subito che è un telefilm di qualche anno fa, ma a me piace lo stesso, forse perché ammiro troppo il personaggio di Fox Mulder e la sua determinazione nel credere anche nell’impossibile.

    Infine ci sarà da tenere sotto controllo l’ormai preoccupante fenomeno contagioso chiamato “Ely”. Si, perché prima mi dice che sta leggendo “La bussola d’oro”, e subito mi lascio vincere dalla curiosità tanto che finisco col leggerlo anch’io, poi mi parla tutta entusiasta di “Lost”, dicendomi che mi basteranno poche puntate per esserne catturato, e io, puntuale, ci ricasco. Infatti questa settimana ho cominciato a vedere i primi episodi, e, mannaggia!, mi sono pure piaciuti... e adesso chi smette più!!! Ely, sei peggio dell’influenza! Ovviamente scherzo. Mi fa bene tenere la testa impegnata, e qualsiasi contributo in tal senso è sempre ben accetto. Anzi, sono contento di essermi avvicinato al mondo di messanger, fa sempre bene conoscere persone nuove. Anche questa cosa del blog (altro fenomeno di “contagio” da parte dell’Ely, ma a cui ha contribuito anche l’Alice) è proprio una bella esperienza... una di quelle cose da portare sicuramente avanti nel 2008.

    Bene, mi sembra di essermi dilungato abbastanza, ma è un bel po’ che non scrivevo qualcosa nel blog, quindi...

     

    P.S.  Dimenticavo, la canzone dei Negrita, “Ho imparato a sognare”, è un graditissimo contributo del mio caro amico Bombe.